"Serie, forti, vere e dolorose". Le parole di Schifani non dispiacciono al Pdl

La lettera inviata dal presidente del Senato Renato Schifani al Foglio, ha suscitato immediate reazioni da parte di numerosi esponenti del Pdl. Primo fra tutti, il segretario del partito di via dell’Umiltà, Angelino Alfano, ha espresso il proprio favore per le parole pronunciate da Schifani, definendole “serie, forti e talvolta dolorose, ma vere”. Per Alfano occorre “agire subito”, e sulla scorta di questa intenzione ha convocato per domani l’ufficio di presidenza del Pdl.
20 AGO 20
Immagine di "Serie, forti, vere e dolorose". Le parole di Schifani non dispiacciono al Pdl
La lettera inviata dal presidente del Senato Renato Schifani al Foglio, ha suscitato immediate reazioni da parte di numerosi esponenti del Pdl. Primo fra tutti, il segretario del partito di via dell’Umiltà, Angelino Alfano, ha espresso il proprio favore per le parole pronunciate da Schifani, definendole “serie, forti e talvolta dolorose, ma vere”. Per Alfano occorre “agire subito”, e sulla scorta di questa intenzione ha convocato per domani l’ufficio di presidenza del Pdl. Come un effetto domino, le reazioni di altri esponenti del partito. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, considera il richiamo del presidente Schifani “un aiuto al Pdl a percorrere con chiarezza e rapidità l’unica strada che può portarlo a tornare ad essere il primo partito italiano e punto di riferimento dei moderati italiani. Che si ispirano, ricorda l’onorevole Lupi, “alle grandi storie ideali del nostro paese, dai cattolici ai liberali, dai socialisti riformisti alla destra moderata” così come nel disegno già voluto da Silvio Berlusconi. Fabrizio Cicchitto, capogruppo pdl alla Camera, attribuisce a Schifani il merito di essere andato “al cuore del problema politico” e si esprime per la indispensabilità di una guida del partito alla quale ci sia Alfano con “il contributo di Silvio Berlusconi”. Per Osvaldo Napoli, vice capo gruppo del Pdl alla Camera, le riflessioni del presidente del Senato “sono uno spartiacque nel dibattito interno al partito” che devono richiamare tutti i componenti del Popolo della libertà a esercitare quel senso di responsabilità che normalmente contraddistingue i grandi partiti. Napoli ricorda inoltre che l’obiettivo deve essere quello di dare il via ad una riforma presidenzialista dello stato, e che si deve “aspirare a una forte unità delle istituzioni” provvedendo anche alla sintesi del potere esecutivo dicendo basta a “liste e listarelle variopinte”. Un commento alla lettera di Schifani viene anche dall’ex ministro Gianfranco Rotondi, membro dell’ufficio di presidenza del Pdl, il quale definisce il gesto del presidente “un atto di amore per il partito ma anche un contributo da un uomo delle istituzioni a ripristinare il valore dei partiti come centro e motore della politica democratica”. L’onorevole Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, elogia l’opportunità delle considerazioni espresse da Schifani al Foglio e auspica per il partito un forte rilancio dell’iniziativa politica “di cui il segretario Alfano deve farsi carico”. Sulla stessa linea il senatore Raffaele Lauro, promotore del Comitato per l’Assemblea costituente il quale condivide “fino all’ultima parola” il pensiero di Schifani e definisce “coraggiosa e non formale” la lettera inviata al Foglio. Solo grazie all’“operazione verità” richiesta dal presidente del Senato si può tentare di “definire una nuova proposta politica credibile” da offrire alla maggioranza moderata del paese. Di opposto tenore l’opinione dell’ex ministro Altero Matteoli che, in un’intervista concessa al Messaggero, taglia corto sul contenuto della lettera affermando polemicamente che “una volta i presidenti del Senato stavano zitti, non prendevano carta e penna”. Matteoli, interrogato sulle possibili ragioni del gesto di Schifani, ha commentato: “non ne ho idea, forse è stato troppo a lungo fuori dall’agone politico. Si tratta di una materia da psicanalisti”.